Ogni tanto me le guardo le mie bellissime scarpe con tacchi improponibili. Le studio, le odoro (sanno di buono), poi provo a mettermele in casa e mi sento bellissima e altissima. E per un attimo la magia funziona. Circa 2 minuti netti dopo però mi sanguinano i piedi e le mie amate propaggini se ne tornano rapidamente nelle loro lussuose scatole avvolte da panni morbidissimi per essere dimenticate per almeno un paio di mesi.E allora la domanda sorge spontanea: ma che cavolo me le compro a fare ste benedette scarpe?
E' uno di quei quesiti mistici a cui è difficile dare una risposta. Tipo: "C'è vita nell'universo?" oppure "Berlusconi si colora la cute dei capelli?". Chissà.
Ieri a cena con le mie amiche è stata anche avanzata l'ipotesi che sia una forma di compensazione per la frustrazione che si accumula lavorando 12 ore al giorno. Della serie i soldi che mi sono sudata ora li metto in un qualcosa di tangibile. Perché tanto non sono abbastanza per pagarci un mutuo e mentre i vestiti ti entrano a tratti, i piedi restano sempre uguali. Ma allora mi chiedo...
Se quando lavoro spendo tutti i miei soldi in scomode scarpe costosissime, se smettessi di lavorare, e quindi di comprare scarpe, dovrei avere sempre lo stesso quantitativo di soldi sul conto. O no?
Non è che poi mi licenzio e continuo a comprare scarpe? C'è uno psicologo in sala che può darmi una risposta? Grazie.
1 comments:
Da amante delle scarpe ti posso assicurare che se ti licenzi non smetterai di comprarle.
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