09 March 2010

Nella fabbrica del web

Ieri mi sono arrivati i nuovi obbiettivi di traffico per il sito, una cosa che per fare tutte quelle pv che il marketing auspica prima o poi noi 6 tapine della redazione ci ridurremo a fare un calendario nude e pubblicarlo sul corriere (anche se onestamente non credo che basterebbe). Questa cosa inevitabilmente solleva delle questioni:

Perché lavoro nell'editoria? Ho sempre amato lavorare su Internet per l'immediatezza, la freschezza, l'interazione e la parvenza di libertà che questo mestiere mi dava. Forse firmare un contratto con un grande editore equivale a vendere l'anima al diavolo, ma ci ero già passata in passato e non era stato così male.

Parlando con la mia amica Blimunda apprendo che è così un po' dappertutto, in fondo i nostri "competitor" perché dovrebbero ragionare diversamente? In sostanza sul web gli editori ci investono 4 euro e pretendono miracoli.

Allora dico, cosa distingue noi professionisti del web al soldo degli editori da quelli che lavorano a cottimo per le aziende? Forse noi ci possiamo fregiare del titolo di giornalisti, ma che tipo di informazione possiamo fornire se il nostro scopo è solo contare i click?

Quando ne parlo col mio capo mi risponde che siamo qui per far soldi (cosa che a quanto pare non ci riesce per un tubo), e che l'hanno capito anche i giornalisti della carta. Ma se volevo fare i soldi forse nella vita avrei fatto altro.

Ci hanno rovinato il webbe (Blimu dice anche il giornalismo). Ma non sarebbe ora di riprenderselo?
Nell'attesa mi sa che mando il Cv a Massarotto ;)

21 comments:

Anonymous said...

Ahia! I grandi editori italiani si stanno accorgendo che il web non è un giocattolino semplice da maneggiare? PippaWilson ti sono vicino nella lotta agli ignoranti digitali :) Non mollare, ma se puoi riprendi l'anima che hai venduto al diavolo. Secondo me organizzati in un manipolo (webmaster, seo manager, web marketing, redattore e un sales manager) potremmo ottenere risultati stellari... il mio side project manca di contents :) ma la base credo sia buona. (www.pillbox.it)

Blimunda said...

Sai cosa, il brutto è prorpio rendersi conto che tutte le nostre belle aspirazioni, la voglia di costruire un buon prodotto, il controllo di un pezzo o di un progetto fino alle virgole, alla fine non servono a niente. Mi sono sempre ripetuta che è il prodotto che si vende e se fai un buon prodotto, automaticamente lo vendi. Il problema è che oggi sul web il prodotto lo pensa e lo impone il marketing, che ha competenze diverse da quelle editoriali, ma se le arroga.
A questo punto sì, marchette per marchette, che siano chiare e ben remunerate e non truccate da contenuto, che ormai non ci crede più nessuno.

PippaW said...

Sono pronta alla guerriglia internettiana, al grido di "il web al content"!

Riccardo "Bru" Cambiassi said...

Hasta siempre :)

Roberto aka postoditacco said...

mai sottovalutare il potere di uno spogliarello :)

Paolo Amoroso said...

Un breve e chiaro post di Nat Torkington sul blog O'Reilly Radar, Newspaper Paywalls, spiega quanto sia futile la tragica ostinazione dei vecchi media nel tenere in vita modelli di business ormai obsoleti e perdenti. Torkington scrive: "Evolutionary history shows us that doubling-down on your defenses is effective against predators but useless against environmental change."

I vecchi media non si rendono conto che il web non è semplicemente un altro predatore, ma una trasformazione radicale e irreversibile dell'ecosistema che favorisce alcune specie e ne condanna altre. Nell'analogia di Torkington, i vecchi media sono come i dinosauri che, vedendo arrivare l'asteroide che cadrà sulla Terra, ignari della loro imminente estinzione cercano di difendersi con una corazza più spessa. Rimpiangere i vecchi tempi e maledire l'asteroide non serve a nulla.

Ma il declino dei vecchi media è cominciato prima dell'affermazione del web. In alcuni settori dell'informazione, per esempio quella scientifica e tecnologica che seguo direttamente, la maggior parte dei contenuti è da tempo di qualità scarsa o nulla, inattendibile e superficiale. Scrivere spazzatura su un quotidiano stampato o su un sito web non fa alcuna differenza.

PippaW said...

Grazie Paolo, vorrei che venissi qui a spiegarlo a qualcuno. Nel frattempo magari cerco di cambiare campo, non vorrei che l'asteroide mi casse in testa!!

Iron Mauro said...

Secondo me il calendario funzionarebbe. Il problema è... Se fate i numeri col calendario, l'anno dopo che vi inventate, visto che vi caricheranno comunque un'altra crescita double digits?! :-)

PippaW said...

L'anno dopo facciamo "guarda come sono invecchiate quelle del calendario", un po' di sano voyerismo funziona sempre ;)

(noto che nel commento precedente ho fatto una crasi "casse" invece che "cascasse", vabeh)

Gatto Silver said...

Tutti vorrebbero essere il primo risultato nelle ricerche con Google.
Ma il primo risultato è sempre uno solo...

carlo said...

ma davvero siamo al mondo per "vendere"? fra poco non ci sarà più nessuno che "compra"! riprendiamoci il web, sono d'accordo -- c.

Anonymous said...

Il Corriere è il crisi, ma dà 100mila euro a Enrico Mentana per la conduzione della tribuna politica sul web in questo periodo. Quante settimane di lavoro sono? Queste sì che sono belle notizie!

Pepe said...

Pippa, chiedi al Marketing quanto hanno destinato in termini di investimento alla pubblicità on e offline di quello che fate. Il traffico non si fa solo con la buona qualità di quello che si produce, ma anche con la pubblicità.
To pay the (ADV) money, to see the (traffic) camel :-))

PippaW said...

Caro Pepe ho chiesto, ho chiesto... no comment

Anonimo, su Mentana stendiamo un velo

Anonymous said...

Ero una ragazzina.Non sapevo bene cosa volessi fare nella vita, sapevo che adoravo scrivere e che avevo mille idee buone, così ottenni un buon lavoro a Milano.Da un grande editore. Nel web.Dopo due anni posso dire un po a mò di fantozzi della tastiera: il web mi fa schifo! E' la fine della qualità, un lavoro per chi non sa affrontare tematiche profonde e scopiazza qua e la informazioni per creare contenuti editoriali privi di spessore. E' tutto ciò che io detesto di questa società che corre come una matta appresso al consumo, facendoci passare tutti per scemi. il web rischia di renderci tutti superficiali analfabeti.

PippaW said...

Cara Anonima, il problema non è solo il web è così ovunque ahimé. Ma Se c'è uno spazio dove liberarsi secondo me è proprio Internet, bisogna solo capire come

Paolo Madeddu said...

Trovo affascinante quello che ha scritto - ehm - Anonymous ("Ero una ragazzina").
Apparentemente, "il web", più di qualsiasi altra cosa, è il migliore specchio possibile del mondo com'è oggi. E senza essere pessimista, perché non lo sono, direi che al momento il mondo com'è oggi non ci sta mostrando il meglio di sè.

Ma sarà perché ho sguazzato in tutti i "vecchi media", questo suo essere un'impeccabile modello della realtà attuale mi impedisce di pensarla come Paolo Amoroso e come Nat Torkington. Nel senso che non sono "i vecchi media", ma il marketing, i "commerciali" forti di master postlaurea a scegliere i modelli di sviluppo ovunque, e quindi non stiamo parlando di dinosauri ma di piccoli carnivori adattabili, spietati, pronti a saltare da un ambiente all'altro, che siano i media vecchi o nuovi oppure la telefonia, la politica oppure la moda.

Questi predatori che vivono di cifre sono la specie più adatta a sopravvivere nella giungla là fuori, probabilmente. Ma, sono convinto, non la sola.
Perché forse è vero che 7 milioni e mezzo di italiani hanno guardato la finale del Grande Fratello. Ma 52 milioni di italiani non l'hanno guardata. E loro possono tenersi la prima cifra - a me pare più promettente la seconda.

Paolo Madeddu said...

Ho scritto un'impeccabile modello con l'apostrofo. Vado a uccidermi.
PS
In realtà è perché avevo scritto un'impeccabile proiezione, ed è rimasto.

GiovanniPola said...

si ma mandalo anche a me il cv se ti va, ok????
giovanni -connexia
:)

PippaW said...

Ah si? Corro!!! :D

Alexio said...

Vendo idee...prezzi modici :)