Tanti uomini slavati e gobbi vestiti da sfigati guardati da una pletora di giornlisti gay e donne annoiate. Che palle vi direte? E invece è spassosissimo. Non le sfilate in sé, quelle in effetti seguono sempre lo stesso copione di lunga-attesa-seguita-da-10-minuti-di-show, ma il contorno.
Aspiranti fashionistas addobbati a festa, donne taccatissime in abito da sera, accanto a addetti ai lavori in jeans e maglietta sdrucita. Starlette più o meno note che si fanno fotografare e tanti tanti avventori curiosi che fingono di essere blasé. E poi c'ero io, vestita da lesbica sobria (frutto di due ore di angoscia davanti allo specchio per rispondere all'annosa questione: ma come mi vesto ora?!) che guardavo con fare critico, non i vestiti, bensì l'uomo che c'era dentro.E sotto questo criticissimo punto di vista, l'unica sfilata che mi ha dato soddisfazione è stata quella di quella gran genia della Vivienne Westwood che almeno ha scelto degli uomini che non sembravano donne.
Certo... una capata nel backstage non avrebbe fatto male, ma una cosa alla volta, sarà per l'anno prossimo!


















