28 August 2008

Le bizzarre dinamiche lavorative


C'è una cosa che mi tartassa da quando ho iniziato a lavorare, come mai il meglio capita agli incapaci?

E' un fatto, che se sgobbi come un mulo, ti fai il mazzo da mane a sera, ti rendi indispensabile, hai: sì la stima dei tuoi capi (a volte), hai sì delle soddisfazioni in termini di feedback degli utenti, ma cavoli 1. non fai carriera, 2. le cose più divertenti e gli scatti vanno al tuo collega che passa le ore alla macchinetta del caffè.

Come mai? Perché? Ebbene perché nel nostro Paese non si licenziano gli incapaci, bensì ci si ingegna per trovargli qualcosa da fare, e di solito quel qualcosa è frivolo, divertente o prevede un avanzamento di carriera per togliere di mezzo l'inutile. Ma il LICENZIAMENTO è così deplorevole? Un incapace scansafatiche non può essere mandato a casa?

PERCHE'?? Qualcuno me lo spieghi, vi prego, che io alla macchinetta del caffè non ci vado mai.

27 comments:

Frank Assurdo said...

" ....che io alla macchinetta del caffè non ci vado mai."

E dove vai? Non fai mai pausa?

lealidellafarfalla said...

Licenziare in Italia? Quelli che rubavano a Malpensa nelle valige dei viaggiatori sono sempre lì. Fai i tuoi calcoli. Non so se li hanno promossi, ma la cosa non mi stupirebbe. Da controllori di volo non avrebbero più a che fare con le valige

Giovanni said...

Cara Justine, nelle grandi aziende "fare carriera" è un lavoro che si somma a quello richiesto dalle tue mansioni contrattuali.
Tu fai bene il tuo lavoro (questo è la base, ma non basta), ora devi dedicare il 30% del tuo tempo a fare un altro: politica, arruffianamenti, strategia, alleati, nemici...
Chi non ha il famoso "pelo sullo stomaco" e la spietatezza necessaria non farà mai carriera.
Le eccezioni, chiaramente, ci sono, ma sono, appunto eccezioni.
Mi sbaglio?

elettra said...

justine, ma poi credi davvero che fare carriera sia così importante? ieri sera una mia amica mi ha detto che non pensa di fare figli perché sennò sul lavoro non andrebbe più avanti. e già ora la guardano male perché ha detto che tra un anno (alla veneranda età di 32 suonati) avrebbe progettato di sposarsi... e quindi preferiranno altri, anche se lei è più brava/preparata/competente... ma, scusa, cara pippa, a queste condizioni chissénefrega della carriera. non farti sangue amaro: vivi, viaggia e godi più che puoi...

Anonymous said...

cara pippetta,
siccome io faccio qualcosa che assomiglia al ruolo di managger, con due ggi, ti assicuro che quello che hai sottolineato è un problema vero. Purtroppo NON si può licenziare. Il contratto del mio settore prevede solo la giusta causa (e quindi qualcosa di molto grave), oppure niente. Lo scarso rendimento, semplicemente, non è contemplato. Ti restano ovviamente le cazziate, ma è facilmente sperimentabile che le cazziate hanno effetto solo su coloro che già si impegano di loro. I 'fannulloni' sono assolutamente impenetrabili alle urla e alle minacce. Quindi ci resta solo - dal momento che il 'mobbing mi ripugna - la strategia della 'stop loss'. In altri termini, o si cerca di sfruttare al meglio le loro, poche, capacità, o li si mette in condizione di nuocere il meno possibile al lavoro collettivo. Fra l'altro, esiste anche, grazie a una normativa favorevole al lavoratore che si è allargata oltre quaslisi buonsenso, il 'demansionamento'. NOn puoi, cioè, una volta che ti sei reso conto che Tizio non sa fare le cose cui è stato assegnato, spostarlo a farne di altre, meno importanti, ma meno letali per il datore di lavoro. E così, a volte, si ricorre al 'promoveatur ut amoveatur'.

Ciapetta said...

Grande dilemma!! Io me lo domando ogni mattina che entro in questo splendido ufficio e davanti a me chi appare... il nulla!

ednavar said...

bah, l'italia sa di stantio un po' da tutte le parti e lo strapotere di sindacati e caste varie protegge e molto disonesti e fancazzisti ma aggiungiamo anche che - esclusi alcuni dei presenti anche perché al lavoro li ho visti e sgobbare sgobbano ;) - di persone che si lamentano x i risultati altrui proclamando impegni colossali quando sono mediocri e molto ce n'è a bizzeffe. già all'università mi ricordo "ma perché a lui 30 e a me no che ho studiato tanto?". Non è che suo figlio non si applica signora, è che proprio non ci arriva. non siamo tutti uguali! ;)

PippaW said...

Bene mi confermate che questo è uno dei gravi problemi che affligge gli ambienti lavorativi del nostro bel paese. Ma quello che non capisco é perché - almeno - non si possa non confermare un fannullone in prova o uno stagista svogliato. Misteri.

Che poi chi si fa il mazzo passa sempre per coglione.

P.S.
Frank, no non faccio pausa, almeno finché non ho finito quello che ho da fare (cioé nel 2010 circa ;-)

PippaW said...

E cmq il punto non è tanto fare carriera si o no, ma fare carriera se si è incapaci più che se si è capaci.

Insomma poi uno si incazza un po'. :-)

Cara anonima, non sarebbe male una bella norma che rendesse legale il demansionamento per incapacità, che c'è di tanto immorale?

postoditacco said...

In linea di principio penso che una norma del genere sia ben vista sia dai datori di lavoro che dai Lavoratori con la "L" maiuscola.
Il problema è che non sarebbe mai accettata in quanto sarebbe come costruire un'autostrada per il mobbing.

Purtroppo ho visto persino situazioni in cui erano i lavoratori meritevoli ad essere vessati e mobbizzati dai responsabili e dal capo del personale.

Perché, chiedi tu? Perché fanno comodo finché fanno il lavoro al posto degli altri e pure meglio, ma diventano improvvisamente scomodi nel momento in cui "pretendono" pure di essere gratificati materialmente o anche solo verbalmente.

Perché una parte dei manager preferisce avere al loro fianco collaboratori che non possono infastidirli o scalzarli in un futuro prossimo.

Perché una parte dei manager è più scansafatiche degli scansafatiche che coordinano, ma poi hanno il coraggio di lamentarsi che con 80 mila euro di reddito non riescono ad arrivare a fine mese o che gli tocca pagarsi da soli il portapacchi per l'Audi aziendale nuova di pacca (questi sì che sono problemi!).

Purtroppo quando si fa i manager conto terzi è facile fare i propri interessi anziché quelli dell'azienda.
Quando invece si è i titolari dell'azienda, fa piacere avere qualcuno che ci porta il caffé e ci loda dalla mattina alla sera, o sbaglio?

Cara Pippawilson, anche a me non piacciono gli ambienti di lavoro non meritocratici ma la realtà è questa.

Se non fai parte della cerchia dei furbi, perché non fa parte del tuo DNA, rimango convinto che la strada migliore da seguire sia quella di mostrare sempre il lato migliore di sè: 1 giorno...1 mese...1 anno, ma prima o poi i valori emergono e trovi chi li riconosce.

Scusa se mi sono dilungato.
Ciao

polanza said...

Aiuto, aiuto,
è arrivata BrunettaWilson!

PippaW said...

Caro Postoditacco, anche tu hai ragione.

Che non sia possibile applicare criteri oggettivi sul rendimento delle persone? Ok, che certi manager vogliono avere intorno degli "yes man and women", ma per chi invece ha voglia di lavorare, come liberarsi degli scansafatiche senza doverli per forza promuovere (generando ovviamente il malanino di chi il mazzo se lo fa davvero)?

Possibile sia solo una questione di etica professionale - per lo più assente in gran parte del lavoratori italiani?

Non so, io non me ne faccio una ragione. Forse dovevo nascere in un paese protestante. Ma mi pare che le cose non funzionino un granché in Italia. E mi da parecchio fastidio.

mafe said...

Ricordi quando lavoravamo insieme, che io non avevo un cazzo da fare e quando ho dato le dimissioni mi hanno proposto un aumento?

Ti sembra sempre di essere su Candid Camera.

postoditacco said...

I criteri oggettivi si posso applicare, eccome!
Chi ha gestito progetti sa che la gestione delle risorse umane è uno dei task da affrontare, che passa attraverso la motivazione del team, la corretta schedulazione delle attività, la migliore allocazione delle persone, la ricerca degli skill adeguati per quel progetto, la formazione (continua) per colmare eventuali lacune, budget adeguati agli obiettivi che si vogliono raggiungere (progetti condotti in economia difficilmente porteranno a raggiungere obiettivi che soddisfino dal punto di vista qualitativo e quantitativo, spesso anche dal punto di vista economico!).

Un buon approccio a mio avviso sarebbe quello di stabilire all'inizio dell'anno degli obiettivi ragionevolmente raggiungibili dal singolo lavoratore; questi obiettivi dovrebbero essere concordati in un colloquio tra il responsabile delle risorse umane, il lavoratore e il diretto responsabile del lavoratore.
A fine anno si tirano le somme e si analizzano i risultati secondo i parametri precedentemente stabiliti.
Non hai raggiunto i risultati? Sarai più fortunato la prossima volta!
In questo modo ciascun lavoratore sa già in anticipo cosa, come e quanto deve fare nell'arco dell'anno, per la reciproca soddisfazione dell'azienda e la sua.
E' un vantaggio per entrambe le parti.

Ti dirò di più: a inizio anno andrebbe stabilito anche un percorso di crescita professionale del lavoratore: corsi MIRATI sulle attività previste per l'anno in corso (e non su quelle che forse, chissà quando, si faranno), training on the job, utilizzo di briefing e debriefing (soprattutto quest'ultimo, per confrontarci con gli altri se, ad attività finita, la stessa poteva essere condotta in un modo più efficace ed efficiente), affiancamenti con figure più esperte, ecc. ecc.

La verità è che spesso fa comodo non introdurre sistemi di misurazione e i cosiddetti KPI (Key Performances Indicator), applicati alla gestione delle RISORSE umane (e sottolineo "risorse"): si preferisce lasciare tutto alla libera interpretazione (unilaterale ed indiscutibile) del momento, sulla base di criteri di valutazione che variano da persona a persona a seconda delle convenienze dell'azienda.

E' utopica un'impostazione del genere? Forse si, d'altronde si sa che il personale per una azienda rappresenta un costo. :(
Ciao.

Roberto said...
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postoditacco said...

@Mafe Anzitutto piacere di incontrarti!
Secondo me quando un'azienda ti fa una proposta "indecente" del genere ti vien voglia di rispondergli che allora fino a quel momento ti hanno presa in giro, quindi è un motivo in più per andarsene.

Anonymous said...

Cara Pippa, ho letto con molto interesse il tuo post e soprattutto i commenti.
Trovo che puntaditacco abbia assolutamente ragione. Secondo quali parametri ti permetti di dire che una persona sia incapace o capace, se un parametro non viene definito?
In secondo luogo tu confondi due cose molto diverse: essere assunti e quindi poter pensare di fare carriera ed essere uno stagista, un precario, una persona che impara a fare un mestiere, qualsiasi esso sia.
Non credo che andare o meno alla macchinetta del caffè corrisponda ad un parametro, siamo esseri umani e ognuno ha il suo modo di gestire il proprio lavoro, anche portando il discorso ad un livello più alto: c'è chi cerca di lavorare "allegramente", senza imporsi stakanovistike torture (Hai mai fatto il corso per gente che è davanti ad un video terminale per più di 8 ore al giorno? Io si...Ti dico che per legge ogni due ore di lavoro davanti ad un pc, il lavoratore avrebbe diritto ad una pausa di 15 minuti!!!!!!!!!!)
Comunque per chiudere i risultati col tempo vengono sempre a galla, quindi non temere.
Ti consiglio, però, di non giudicare in maniera superficiale le situazioni in cui si ritrovano altre persone.
E' vero, non tutti sono allo stesso livello, ma dai alle persone il beneficio del dubbio.

postoditacco said...

Grrr! Caro anonimo/a, mi chiamo
pos-to-di-tac-co, non puntaditacco :(
Comunque grazie per gli apprezzamenti :)

Anonymous said...

Scusa postoditacco!!perdonooooooo! ma perchè postoditacco???

postoditacco said...

[OT]
@anonymous E' lungo da spiegare, faccio prima a dirti che la risposta è qui.
Ciao (scusato/a) :)

Blimunda said...

Io ho cambiato tante (troppe?) aziende e purtroppo non posso che darti ragione. Se uno sta zitto e si fa il mazzo resta, solitamente, ignorato in un angolo per anni. A meno che, dopo aver dato 1000, un giorno per sbaglio non dia solo 999. Allora qualcuno, anche un po' scocciato, gli chiederà se ha qualcosa che non va. Se uno, dall'altra parte, non ha mai fatto nulla, si troveranno tutti i modi per incentivarlo, sollecitarlo, cambiargli ruolo, andargli incontro, e poi, alla fine, falliti tutti i tentativi, non gli si potrà neppure dire che non fa un tubo perché, poverino, "lo demotiviamo". E' così, è sempre stato così e sempre sarà. Credo sia la storica differenza tra perapelanti e perapelati.

Anonymous said...

Si il ragionamento in linea di principio è giusto...
ed è anche vero spesso. L'unica cosa è che Pippa parlava di "stagisti" categoria sulla quale secondo me si possono aprire 2000 interessanti dibattiti e questioni. Il contratto di stage è legalmente definito come un periodo di "apprendimento" di un determinato mestiere. Le aziende invece usano gli stagisti come autentici lavoratori, non pagandoli un tubo, non insegnandogli un tubo, e pretendendo da loro competenze e responsabilità che non possono nè legalmente nè oggettivamente avere.Sta alla sensibilità del datore di lavoro capire che esistono situazioni e situazioni. E più che motivare a volte basterebbe non affossare.

PippaW said...

Stagisti, precari, assunti, il risultato non cambia. C'è chi si fa il mazzo e chi no. Quello che ruga me è che chi si fa il mazzo riceve meno ricompense di chi non se lo fa. E la trovo proprio una cosa ingiusta e, francamente, assurda.

Cmq, caro Anonimao, il modo "oggettivo" per misurare il rendimento di un lavoratore c'è, si chiama lavorare ad obbiettivi.

...Certo che se uno non raggiunge gli obbiettivi deve essere in qualche modo penalizzato rispetto a chi li raggiunge. Sennò siamo da capo a 12.

p.s.
non ho visto mai nessuno morire davanti a un pc, onestamente.

PippaW said...

Blimu, la "storica differenza tra perapelanti e perapelati." ??? LOL!!!

postoditacco said...

@pippaw
Vedo che sei d'accordo con me sul concetto di lavorare ad obiettivi.
Per quanto riguarda la penalizzazione per chi non fa un tubazzo, pur essendo favorevole anch'io in linea di principio, non è applicabile nella realtà in quanto entra in gioco un complesso discorso contrattuale, quando addirittura non entrano in gioco i sindacati.

Mettere dei paletti contrattuali è cosa buona e giusta per evitare che i lavoratori vengano coinvolti in situazioni di mobbing (come avevo già avuto a dire) e depenalizzazioni ingiustificate.
L'altro lato della medaglia è che ne approfittano anche i lavoratori che meriterebbero una pedata nel sedere e che si fanno belli sulle spalle degli altri.

Da che parte la tiriamo la coperta?
Purtroppo i furbi stanno da tutte le parti, sia sopra che sotto che a fianco.
Ciao!

PippaW said...

Sante parole postoditacco, è così, come ti giri ti giri c'è sempre qualche disonesto. Nel dubbio certamente è meglio proteggere e tutelare i più deboli (ossia i lavoratori).

Però promuovere i fannulloni e non incentivare chi lavora sodo mi pare proprio una cosa che no ha senso. Comunque la si guardi.

Blimunda said...

Eh sì, storica distinzione che c'è in tutti gli ambiti della vita. La figlia/figlio che si fa il mazzo (perapalante) trattata a calcinculo perché c'è il fratello/ sorella che non ne azzecca una e allora eh poverino aiutiamolo (perapelato). La fidanzata stronza che lui non ha occhi che per lei. Quella che va bene amore 30 amici sul divano a guardare la partita e rutto libero, e lui la pianta perché non le dava più stimoli. E così sul lavoro. Io, ovviamente, perapelante a oltranza.