Quella che può sembrare un'ovvietà a quanto pare non lo è. Ce lo ha dovuto ricordare recentemente il procuratore di Vigevano Alfonso Lauro, incaricato delle indagini sul caso di Garlasco, «qui non siamo a Csi dove si risolve tutto in mezz'ora». E in questi ultimi giorni non è stato l'unico a chiamare in causa la serie tv più seguita degli Stati Uniti per giustificarsi agli occhi della Stampa invadente e ansiosa di risposte. A quanto pare giornalisti e carabinieri sono appassionati seguaci delle peripezie di Grissom & co.Questo però mi fa riflettere su come, una cosa tanto futile quanto una serie tv (sebbene sia una signora serie tv) possa influenzare la mentalità non solo dei telespettatori ma anche di giornalisti e polizia e, apparentemente, fornire presunti strumenti all'opinione pubblica per giudicare (negativamente) l'operato delle forze dell'ordine. In questi giorni ci si indigna perché i RIS di Parma non hanno i risultati del DNA in 2 ore o ci si permette di suggerir loro come maestrini autodidatti di usare il Luminol per scovare le tracce ematiche sulle scarpe degli indagati.
Non ricordo però casi di malasanità trattati dai giornali con allusioni al dottorino Carter, alla necessità di epinefrina o alla mancata prescrizione di un emocromo completo. E allora mi chiedo, cosa ci porta a ritenere CSI più veritiero di altre serie tv? Il fatto che ne sia stata fatta una versione italiana in cui anche da noi si risolve tutto in mezz'ora? Il fatto che "vogliamo credere" che sia così facile beccare i cattivi? O siamo solo stanchi di casi irrisolti e speriamo che la scienza stavolta dimostri a tutti che "le prove parlano" davvero?















